Dopo i tanti episodi di razzismo, intolleranza e violenza negli stadi buona parte degli italiani si è schierata contro il gioco del calcio, contro i tifosi, i supporter, gli ultras.

Mi viene tuttavia da pensare: tutta questa gente è mai andata allo stadio? Tifa per una squadra, per dei colori … ha una fede? Come fargliela abbracciare?

Gli argomenti in merito sarebbero infiniti ma, oggi, mi piace ricordare solo pochi punti.

Innanzitutto i recenti mondiali, i mondiali di calcio vinti da un colore, l’azzurro, vinti da uomini nati e cresciuti in Italia, la nostra nazione e Patria, vinti da uomini con fiato, fisico, coraggio, eleganza, caparbietà;  da uomini ed in quanto tali deboli come un De Rossi che si fa espellere come un sedicenne incazzato, ma forti come un De Rossi che calcia (e segna) un rigore in una finale di Coppa del Mondo; deboli come un Materazzi che prende le botte per mandare via dal campo un campione stupido, forti come un mister x sconosciuto al mondo che manda a casa gli australiani con la sua furbizia, i tedeschi con un colpo di genio e ci consegna la vetta del mondo con la lingua di fuori e con freddezza dagli ultimi 11 metri.

Siamo a fine campionato di calcio 2008: cosa è successo?

La serie A, massima espressione del campionato di calcio italiano. Inter Campione d’Italia. Se solo questo è quel che sapete del calcio evidentemente preferite guardare trasmissioni del tipo uomini e donne oppure il grande il fratello.

Non sapete che, nella realtà calcistica l’intero mondo del pallone bianco rosso e verde avrebbe voluto vedere la materializzazione del miracolo; la rincorsa verso l’impossibile trasformarsi in realtà; realtà che si materializzava  a 45 minuti dalla fine del campionato di calcio con la classifica che aveva tirato fuori il suo freddo ed inesorabile verdetto. Senza guardare eventuali errori degli arbitri, al di là di ogni recriminazione, la squadra della capitale, la giallorosa Roma aveva raggiunto e superato i nerazzurri dell’Inter, fino a quel momento al comando della classifica fin dalla prima giornata del campionato di calcio 2008.

Già nella penultima giornata era emerso il bello del gioco del calcio; un campione del Mondo si prende le sue responsabilità in modo opinabile ed irresponsabile e sbaglia: tensioni, malumori, rumors da parte della stampa, scandali improbabili.

Poi giunge l’ultima giornata del campionato; prima e seconda giocano contro penultima e terzultima; chi vince rimane in serie A o magari vince lo scudetto; chi perde … perde.

Trascorrono 45 minuti dell’ultima domenica e, alla fine del primo tempo, ecco il sorpasso.

Per capire il gioco del calcio è necessario essere tifosi, supporters, ultras.

I romanisti a fine primo tempo hanno trascorso un tempo interminabile che tutti i tifosi hanno voglia di vivere in quanto è qualcosa che ci fa sentire vivi. Gli interisti a loro volta, sentendosi morire dentro nello stesso momento di giubilo dei giallorossi, mentre su Parma fosche e dense nubi pensavano di riportare sulla terra tutta l’umidità incorporata, … hanno trascorso dei momenti che non dimenticheranno mai più.

Il verdetto del campo lo consegna il signor genio e sregolatezza, il campione balcanico ma di nazionalità nordica che torna in campo dopo 2 mesi e tocca il pallone 4 volte. Un miserabile tiro lontano dai pali e poi … irride l’avversario in scivolata e  con un gran tiro a pelo d’erba ripulisce la rete, sfiorando il palo, dall’acqua caduta. Tripudio nerazzurro.

Cos’altro: sbaglia un gol già fatto e, dopo 30 secondi, sgombra la rete parmense dalle ultime gocce d’acqua rimaste; scudetto all’Internazionale di Milano.

Nel caldo del profondo sud invece si vivono drammi e felicità immense al tempo stesso in quanto la signora classifica dona emozioni uniche.

Anche qui un uomo fatto di genio e sregolatezza, proveniente dai balcani regala un sogno; gli avversari, 11 in campo, 40.000 sugli spalti e qualche voce dall’etere lo infrangono.

Finita la seria A; qualcuno piange altri festeggiano.

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